L’opera di Tony Cragg (Liverpool, Regno Unito 1949) esplora le complesse relazioni tra l’essere umano e il suo ambiente. Attraverso una vasta gamma di materiali e tecniche scultoree, l’artista indaga la connessione profonda tra figura, oggetto e paesaggio — un concetto che, nella sua visione, comprende tanto i sistemi geologici e microbiologici quanto i contesti urbani e industriali. Le sue sculture degli anni Ottanta evocano oggetti d’uso quotidiano, non in modo mimetico, ma come frammenti legati a memorie personali e collettive.
Opere in esposizione
10. È il caso di Sedimenti Cretacei (1987), in cui forme assemblate emergono come stratificazioni geologiche, simili a fossili: tracce di trasformazioni in cui l’uomo appare soggetto alla forza del tempo e alla metamorfosi della materia — apparentemente inerte, ma densa di memoria vitale. All’interno della Chiesa di San Mamiliano, l’opera si presenta come un accumulo di forme spiaggiate da un mare in tempesta, giunte al termine di una lunga odissea. Relitti che raccontano tragedie, ma allo stesso tempo generano nuove riflessioni. Alcuni elementi evocano una natura primordiale; altri rimandano a campane silenti o a megafoni assordanti. Nella poetica di Cragg, l’essere umano, pur nella sua grandezza, resta esposto alla forza dei processi naturali e artificiali, di cui è insieme vittima e artefice. La sua visione artistica intreccia una sensibilità profonda per le questioni ambientali e la cura del pianeta con l’attenzione per la sfera intima dell’individuo. Una lirica potente, al tempo stesso critica e politica, che si cela dietro forme seducenti e ipnotiche. Ma sotto questa superficie affascinante si agita una tensione profonda, capace di stimolare pensiero, consapevolezza e responsabilità.
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10. Sedimenti Cretacei, 1987 Gesso, legno | Plaster and wood 140x210x170 cm Courtesy: collezione Paolo Brodbeck