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Denominazione

RIV è un acronimo ottenuto dalla sintesi di due termini che, se utilizzati separatamente, generano una dicotomia di prospettiva nella considerazione di sé, degli altri e della società.

RES è il riferimento per coloro che si fermano alla “pelle della realtà” e percepiscono il reale come “cosa” da possedere e sintetizzare, rinunciando così a creare emancipazione e crescita, tanto per sé stessi quanto per la collettività.
Fermarsi alla Res può generare uno stato mentale e intellettuale arreso all’uso eccessivo e ripetitivo di contenuti superficiali, privi di reale rilevanza. Tale condizione alimenta ciò che oggi viene definito, con un neologismo eloquente, brain rot, ovvero “cervello” marcio.

INVISIBILIA è invece il termine di riferimento per coloro che ricercano significati “oltre la pelle del mondo”, con l’intento di abitare la società al di là dell’omologazione culturale.
Il termine rimanda a un processo di approfondimento, necessario per recuperare il senso profondo della nostra identità, degli altri e del mondo stesso. Superare le apparenze e gli stereotipi significa rivolgere lo sguardo all’alterità, all’altrove, e oltrepassare la semplificazione.
Invisibilia allude dunque a un impegno, peraltro tipico dell’arte, in cui i processi di significazione generano riflessioni orientate anche al futuro. Questo approccio volge l’attenzione verso luoghi depauperati, verso le marginalità, verso ciò che viene spesso – e erroneamente – considerato superfluo.
Invisibilia è un termine che rifugge l’uniformità del significato imposto come ricetta, per dar luogo a una riflessione capace di generare ragioni comuni per la cura di una società fondata sulla dignità umana.

© Fondazione RIV ETS
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