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Alberto Scodro

Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984) indaga la dimensione più intima e segreta della materia, osservandone le trasformazioni attraverso uno sguardo fenomenologico che evoca processi alchemici e concettuali capaci di generare stati di tensione immaginifica e rigenerativa.
La sua pratica artistica si fonda sulla trasformazione ardita di materiali naturali e artificiali – sabbie, vetro, pigmenti, ossidi, roccia vulcanica, metalli, gessi e resine – i quali, una volta inerti, vengono rianimati in manufatti che si offrono al tempo e agli imprevedibili fenomeni di una nuova era.
Scodro osserva la materia in ciò che sfugge all’occhio, esplorandola su più livelli:

  • sociale, nella sua marginalità o uso improprio, spesso legato a contesti di subcultura;
  • psicologico, come ciò che viene rimosso perché scomodo o doloroso;
  • fisico, in quanto sotterraneo, nascosto, non percepibile dai sensi.

Opere in esposizione

8. In Talpidae (2023) tredici calchi di tane di talpa vengono assemblati in una scultura dal forte sviluppo verticale. Ogni elemento, sinuoso e dinamico, restituisce la forma di un ambiente invisibile e inaccessibile all’essere umano. Le strutture, prelevate direttamente dal sottosuolo, non solo rivelano un atto formale di grande eleganza e complessità, ma si configurano come manifestazioni di una nuova epifania vitale. Tuttavia, il processo è anche doloroso: le tane sono sottratte con un gesto invasivo che richiama l’intervento dell’uomo sulla natura, costringendoci a riflettere sull’impatto delle nostre azioni e su mondi “altri” che coabitano silenziosamente il pianeta. Un invito a riconsiderare il concetto di adattamento in una società devastata dal consumo.

26. – 32. Con le sculture della serie Sunflowers (2020/23), Scodro affronta il tentativo umano di dare forma all’invisibile, o meglio, a ciò che ci resta inaccessibile. In questo senso, l’opera si confronta con l’Assoluto: tema ancestrale dell’arte, che da sempre cerca risposte all’impossibilità della piena comprensione.
Scodro traduce questa tensione in immagini concrete, assumendo come metafora una realtà fisica percepita solo indirettamente: la rotazione terrestre. Il movimento viene reso visibile attraverso la figura del girasole, fiore che orienta la propria corolla verso la luce solare.
L’artista unisce così biologia e scultura, coltivando i girasoli e accompagnandoli nel loro ciclo naturale, dal seme al fiore, per poi trasformarli in sculture attraverso la tecnica della microfusione. A 1300 gradi, la materia si fa luce bianca, accecante: un atto simbolico e trasfigurante. I Sunflowers diventano piccoli soli terrestri, segni tangibili di un dialogo tra pianta e pianeta, tra gesto umano e movimento cosmico. Tracce visive e concettuali di una tensione verso l’invisibile, che si manifesta nella quotidianità di un fiore, nella sua ricerca della luce, nella sua relazione con il tempo e lo spazio.

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8. Talpidae, 2023
Materiali misti, gesso, fusioni di vetro, ossidi, legno, ferro, rame | Mixed media, plaster, glass castings, oxides, wood, iron, copper
130x140x140 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

Microfusione, ottone, oro:
Microcasting, brass, gold:

26. Sunflower#seeds, 2024
17x26,5x24 cm

27. Sunflower#from, 2023
25x24x22 cm

28. Sunflower#of, 2024
17x15x24 cm

29. Sunflower#follow, 2023
21x14,5x12,5 cm

30. Sunflower#Flowers, 2021
31x21x20 cm

31. Sunflower#Suns, 2023
22x16x16 cm

32. Sunflower#that, 2023
18x14x14 cm

Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

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