spazioumano

Le opere

8. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Talpidae, 2023
Materiali misti, gesso, fusioni di vetro, ossidi, legno, ferro, rame | Mixed media, plaster, glass castings, oxides, wood, iron, copper
130 x 140 x 140 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

26. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Sunflower#seeds, 2024
Microfusione, Ottone, oro
Microcasting, brass, gold
17x 26,5 x 24 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

27. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Sunflower#from, 2023
Microfusione, ottone, oro
Microcasting, brass, gold
25 x 24 x 22 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

28. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Sunflower#of, 2024
Microfusione, Ottone, oro
Microcasting, brass, gold
17 x 15 x 24 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

29. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Sunflower#follow, 2023
Microfusione, Ottone, oro
Microcasting, brass, gold
21 x 14,5 x 12,5 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

30. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Sunflower#Flowers, 2021
Microfusione, Ottone, oro
Microcasting, brass, gold
31 x 21 x 20 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

31. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Sunflower#Suns, 2023
Microfusione, Ottone, oro
Microcasting, brass, gold
22 x 16 x 16 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

32. Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984)
Sunflower#that, 2023
Microfusione, Ottone, oro
Microcasting, brass, gold
18 x 14 x 14 cm
Courtesy: l’artista, Galleria Cardrde,
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)

Alberto Scodro

Alberto Scodro (Marostica, Italia 1984) indaga la dimensione più intima e segreta della materia, osservandone le trasformazioni attraverso uno sguardo fenomenologico che evoca processi alchemici e concettuali capaci di generare stati di tensione immaginifica e rigenerativa.
La sua pratica artistica si fonda sulla trasformazione ardita di materiali naturali e artificiali – sabbie, vetro, pigmenti, ossidi, roccia vulcanica, metalli, gessi e resine – i quali, una volta inerti, vengono rianimati in manufatti che si offrono al tempo e agli imprevedibili fenomeni di una nuova era.
Scodro osserva la materia in ciò che sfugge all’occhio, esplorandola su più livelli:
• sociale, nella sua marginalità o uso improprio, spesso legato a contesti di subcultura;
• psicologico, come ciò che viene rimosso perché scomodo o doloroso;
• fisico, in quanto sotterraneo, nascosto, non percepibile dai sensi.

8. In Talpidae (2023) tredici calchi di tane di talpa vengono assemblati in una scultura dal forte sviluppo verticale. Ogni elemento, sinuoso e dinamico, restituisce la forma di un ambiente invisibile e inaccessibile all’essere umano. Le strutture, prelevate direttamente dal sottosuolo, non solo rivelano un atto formale di grande eleganza e complessità, ma si configurano come manifestazioni di una nuova epifania vitale. Tuttavia, il processo è anche doloroso: le tane sono sottratte con un gesto invasivo che richiama l’intervento dell’uomo sulla natura, costringendoci a riflettere sull’impatto delle nostre azioni e su mondi “altri” che coabitano silenziosamente il pianeta. Un invito a riconsiderare il concetto di adattamento in una società devastata dal consumo.

26. – 32. Con le sculture della serie Sunflowers (2020/23), Scodro affronta il tentativo umano di dare forma all’invisibile, o meglio, a ciò che ci resta inaccessibile. In questo senso, l’opera si confronta con l’Assoluto: tema ancestrale dell’arte, che da sempre cerca risposte all’impossibilità della piena comprensione.
Scodro traduce questa tensione in immagini concrete, assumendo come metafora una realtà fisica percepita solo indirettamente: la rotazione terrestre. Il movimento viene reso visibile attraverso la figura del girasole, fiore che orienta la propria corolla verso la luce solare.
L’artista unisce così biologia e scultura, coltivando i girasoli e accompagnandoli nel loro ciclo naturale, dal seme al fiore, per poi trasformarli in sculture attraverso la tecnica della microfusione. A 1300 gradi, la materia si fa luce bianca, accecante: un atto simbolico e trasfigurante. I Sunflowers diventano piccoli soli terrestri, segni tangibili di un dialogo tra pianta e pianeta, tra gesto umano e movimento cosmico. Tracce visive e concettuali di una tensione verso l’invisibile, che si manifesta nella quotidianità di un fiore, nella sua ricerca della luce, nella sua relazione con il tempo e lo spazio.