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Le opere

6. Hans Schabus (Watschig, Austria, 1970)
Monument to People in Movement, 2024
Alluminio pressofuso, legno
Die-cast aluminium, wood
100 x 35 x 41 cm
Courtesy: l’artista

7. Hans Schabus (Watschig, Austria, 1970)
Icarus (Graphite Black), 2017
Alluminio pressofuso
Die-cast aluminium
32 x 39 x 31 cm
Courtesy: l’artista

14. Hans Schabus (Watschig, Austria, 1970)
Echo, 2009
Video a colori, suono. 3’45’’
Color video, sound. 3’45’’
Courtesy: Museo Palazzo Milio
La Stanza della Seta Ficarra

Hans Schabus

Hans Schabus (Watschig, Austria, 1970) è spesso paragonato a un astronauta, proiettato verso l’ignoto, attratto da territori da esplorare, puri e intensi, nella costante ricerca di senso. Le sue opere – sculture, video e performance – sono strumenti sensibili che scandagliano il mondo alla ricerca dei valori fondamentali che sostengono la quotidiana sfida con la vita. Lo fa con uno sguardo apparentemente distaccato, quasi cinico, che però cela una profonda dimensione lirica, un’esperienza del mondo vissuta in prima persona, con lo stupore e l’urgenza di chi cerca l’essenza delle cose.
Il suo lavoro nasce spesso da esperienze vissute che, nel filtrare attraverso l’immaginazione, danno forma a suggestioni, associazioni impossibili e visioni di un’anima irrequieta. Un processo creativo che esplora la tensione tra costruzione e decadenza, trasformazione e resistenza, individualità e sistema.
I tre lavori selezionati esprimono approcci differenti a un tema condiviso: i processi di trasformazione che, volontariamente o passivamente, agiscono sugli individui a ogni latitudine – trasformazioni politiche, economiche, sociali – e che la globalizzazione, sempre meno attenta alle specificità, contribuisce ad accelerare. Questi processi si inseriscono in una rete complessa di interessi e crisi interconnesse, generando un continuo divenire fatto di fratture, adattamenti, resistenze. Da questa condizione emerge il movimento: flussi di persone che migrano nella speranza di un cambiamento, fuggendo guerre, fame, epidemie, precarietà, oppure l’asfissia di una società occidentale in crisi, anestetizzata dal potere del sistema. In ogni caso, individui in viaggio, sospinti dall’urgenza di cercare libertà, cultura, futuro.

6. Monument to People in Movement, 2024 si ispira alla “Colonna Infinita” di Constantin Brâncuși. È un omaggio a chi continua a cercare, a muoversi senza certezze, spinto dalla speranza di una luce capace di dare significato all’esistenza. Un inno al coraggio di affrontare il cambiamento senza rinunciare alla possibilità di una trasformazione autentica.

7. Icarus (Graphite Black) (2017) è una scultura in alluminio fuso che racconta la tensione tra forma e disfacimento. Gli abiti rappresentati sono parzialmente bruciati nel processo stesso di fusione, sospesi tra la distruzione e la conservazione, tra ciò che resiste e ciò che si consuma. I canali di fusione esposti conferiscono solidità, ma al contempo rivelano una fragilità intrinseca: rigidità e movimento convivono, come in un coagulo di un tempo che esprime azione più che staticità.

14. Echo (2009) è un video di appena tre minuti, sospeso in un’attesa quasi intollerabile, che esplode in pochi secondi di azione. Un paesaggio naturale incontaminato viene improvvisamente violato: un’eco visiva di panico e cambiamento. È una fuga? Da chi o da cosa? Un clandestino? L’artista? La natura stessa? O forse il simbolo di una trasformazione inevitabile?