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Le opere

2. Dala Nasser (Tyre, Libano, 1990)
This dirt is teeming with life, 2025
Orange Fabric, pigmenti naturali
Orange Fabric, natural pigments
600 x 145 cm
Courtesy: Collezione Fondazione OELLE

Dala Nasser

Dala Nasser (Tyre, Libano, 1990), artista visiva che pur attraversando molteplici linguaggi ama definirsi pittrice, costruisce la sua poetica sull’evocazione astratta e sull’uso consapevole di materiali pittorici tradizionali: tele, pigmenti, telai, segni. Le sue opere nascono attraverso il frottage su terreni dell’Asia occidentale, luoghi segnati da guerre e devastazioni, su cui l’artista inserisce materiali di recupero – tracce fisiche di paesaggi alterati dalla presenza e dall’intervento umano.
Nasser porta alla luce storie dimenticate, ferite ecologiche, saccheggi coloniali, disastri infrastrutturali. In contesti in cui la parola non basta – o è inadatta, fuorviante, persino manipolatoria – è il gesto pittorico a farsi testimone. Le sue opere trattengono, come moderne sindoni, impronte di dolore e memoria, ma allo stesso tempo evocano visioni nostalgiche e immaginifiche, sospese tra il tempo e lo spazio. Sono grida soffocate, istantanee tragiche, esplosioni emotive che affermano un’identità profonda, critica rispetto all’eredità lasciata dalla pittura di paesaggio di matrice coloniale.

2. Nel 2025 realizza This dirt is teeming with life durante una residenza travagliata presso la Fondazione OELLE di Catania, segnata dagli eventi della recente guerra in Palestina. L’esperienza – vissuta nel difficile pendolarismo tra il Libano e Londra, sua città d’adozione – si traduce in un’opera densa, carica di turbamento, smarrimento e rabbia.
Per quest’opera l’artista utilizza Orange Fiber, un tessuto sostenibile prodotto in Sicilia dagli scarti della lavorazione degli agrumi, accostato a pigmenti naturali estratti da fiori provenienti da territori martoriati dall’azione distruttiva dell’uomo. Il lavoro appare come uno schermo su cui riflette la straordinaria complessità della Cappella del Rosario. Sembra che i variopinti commessi in marmo utilizzati per decorare la cappella si rispecchino sopra le tracce martorizzate del suo paese riportate sulla tela, che a sua volta restituisce sublimi segni incisi indelebilmente dalla storia. L’opera assume così una valenza sacrale, celebrando la grandezza e la speranza che ogni luogo – indipendentemente dalla sua geografia – merita di custodire. Un grande sudario contemporaneo, bandiera di memorie e speranze, realizzato con uno sguardo colmo di calore intimo e fiducia incrollabile. Una poesia visiva per una terra generosa, vitale, che resiste anche alla morte che oggi la attraversa.