Le opere
12. Francesco Lauretta (Ispica, Italia 1964)
Epitaffio, 2006-22
Olio su lino, neon, pittura murale
Oil on linen, neon, mural painting
Misure ambientali – tela 143 x 215 cm | Environmental dimensions canvas 143 x 215 cm
Courtesy: l’artista e Collica & Partners San Gregorio (CT)
23. Francesco Lauretta (Ispica, Italia 1964)
Idiota, 2023
Olio su lino | Oil on linen
38 x 202 cm
Courtesy: l’artista e Collica & Partners San Gregorio (CT)
24. Francesco Lauretta (Ispica, Italia 1964)
Noia II (Trittico), 2025
Olio su lino | Oil on linen
140 x 100 | 150 x 100 | 140 x 100 cm
Courtesy: l’artista e Collica & Partners San Gregorio (CT)
25. Francesco Lauretta (Ispica, Italia 1964)
Noia III, 2025
Olio su lino | Oil on linen
130 x 80 cm
Courtesy: l’artista e Collica & Partners San Gregorio (CT)
Francesco Lauretta
Noia, Idiota, Epitaffio, sono i titoli delle opere di Francesco Lauretta (Ispica, Italia 1964). Artista camaleontico, utilizza la pittura come medium privilegiato, pur declinandola in modi sempre diversi nei vari cicli della sua produzione. Il suo stile non si fonda su uno studio esclusivo del linguaggio pittorico, ma si modella di volta in volta in risposta a esperienze specifiche, legate a contesti fisici o concettuali.
Questa libertà lo rende refrattario alle logiche del sistema dell’arte, che spesso premia la riconoscibilità, facilmente spendibile nel mercato. Al contrario, Lauretta rifugge la coerenza estetica per abbracciare una coerenza etica, fondata su valori filosofici e su una visione circolare dell’esistenza, dove ogni elemento – persone, simboli, linguaggi – è connesso e allo stesso tempo autonomo.
La sua pittura si muove su due livelli intrecciati: da un lato è un’affermazione della libertà artistica contro ogni appiattimento culturale; dall’altro è veicolo di un’esigenza etica, che richiama l’importanza della virtù, della memoria e del senso.
Le opere selezionate ruotano attorno a un tema unico e universale: la morte. Morte dei valori, degli affetti, della spiritualità. A questo tema Lauretta risponde con tre tensioni pittoriche distinte. Noia si ispira alla gestualità di matrice de Kooning-hiana, restituendo un’immagine della contemporaneità narcotizzata e svuotata di senso. Idiota è un affresco intimo e struggente che ritrae il padre morto, riflessione sul venir meno degli affetti, che solo la morte riesce a rendere pienamente visibili nel ricordo. Epitaffio presenta un crocifisso adagiato orizzontalmente, segno di una doppia uccisione: sulla croce e poi, simbolicamente, nella dimenticanza di una spiritualità svuotata, ridotta a un epitaffio privo di nome e significato.

12. In Epitaffio (2016) il corpo del Cristo è dipinto adagiato su un fianco, quasi abbandonato, come un quadro messo da parte in un magazzino. Una scritta al neon recita la parola Epitaffio, ma nessuna iscrizione accompagna realmente la figura: non c’è lode, non c’è memoria, solo il vuoto. L’anima lirica e inquieta dell’artista ispicese affiora nella denuncia di una crisi spirituale che pervade il presente: una società più attenta alla crescita numerica che alla profondità dei valori. Il fondo rosso sangue diventa grido, ferita aperta, resistenza estrema al freddo materialismo del nostro tempo.
23. Idiota (2023) è un dipinto solenne e tragico, di grande intensità emotiva: un vero e proprio inno alla volontà caparbia e assoluta di essere artista. Lauretta ritrae il padre adagiato nel tabbutu, immobile, nel silenzio definitivo della morte. L’immagine è ispirata da un passaggio memorabile de L’idiota di Fëdor Dostoevskij, dove il tisico Ippolit, contemplando il celebre Cristo morto di Holbein, si chiede: “…se il Maestro, alla vigilia del supplizio, avesse potuto vedere la propria immagine, sarebbe salito lo stesso sulla croce? Sarebbe morto nel modo in cui morì?” Nel dipinto di Lauretta, però, la morte non è abisso, ma rivelazione. Il padre, che in vita “non ha mai compreso, né voluto sapere”, ora riposa con uno sguardo sereno e pacificato. Sembra suggerire: se si fosse potuto vedere così, forse tutto sarebbe stato diverso. Nella stanza mortuaria giacciono due bare: quella del padre e quella simbolica del pittore stesso, il cui pennello accarezza il corpo paterno in un ultimo gesto d’amore – carezza pittorica e catartica, che tenta di lenire un dolore radicato, devastante, mai risolto in vita.
24. – 25. Noia (2025) – scrive Francesco Lauretta:
«Quando dipingo le ragazze in posa davanti ai tramonti, mi piace pensare a forze invisibili che schiacciano i corpi. Anzi, sono proprio i tramonti a condizionare sia la posa che la tensione devastante della figura dipinta, estratta da immagini trovate su Instagram. Sono corpi che resistono alla rappresentazione. Instagram è forse un paradiso dell’immagine, ma non dell’immaginazione: un flusso inarrestabile di visioni che sembrano autoriprodursi all’infinito, un paradiso che è anche un inferno per l’immagine stessa e per la capacità di immaginare. Il quadro, invece, è lo spazio di una lotta. Una lotta silenziosa, noiosa, ma profondamente ancestrale, che la pittura fatica ancora a risolvere. Dopo l’immagine viene la storia, e poi qualcosa d’altro. E poi il ritmo. Rythmos in greco significa forma.
Dopo molti anni passati a confrontarmi con i rudimenti della pittura, iniziando dal trompe-l’oeil, cercando le trame instabili del reale, esercitando la mimesi, e via via costruendo un mio linguaggio come un ingegnere progetta il proprio strumento, sono approdato a una consapevolezza: mi sono innamorato della pittura e, nella mia pluralità
– o impersonalità – ho trovato una collocazione in un’arena vasta, sterminata. Il campo della noia. La noia è incomunicabilità. E a questa noia dedico questi dipinti tumefatti, concepiti come trittici. Mi entusiasmano proprio perché confondono.»
Antonello Gagini
Giorgio da Milano
Gioacchino Vitagliano
Dala Nasser
Francesco De Grandi
Hans Schabus
Hans Schabus
Alberto Scodro
Francesco Balsamo
Tony Cragg
Urs Lüthi
Francesco Lauretta
Aziz Hazara
Hans Schabus
Rabin Mroué
Rabin Mroué
Adalberto Abbate
Adalberto Abbate
Francesco De Grandi
Urs Lüthi
Francesco Lauretta
Francesco Lauretta
Alberto Scodro
Mimmo Paladino