Le opere
13. Aziz Hazara (Wardak, Afganistan 1992)
Takbir, 2021
Video a colori, suono. 5’
Color video, sound. 5’
Courtesy: L’artista,
Experimenter Kolkata – Mumbai (India)
Aziz Hazara
La ricerca di Aziz Hazara (Wardak, Afganistan 1992) si concentra sul complesso intreccio tra religione, società e politica nella quotidianità afghana. La sua riflessione nasce dalle profonde ferite lasciate dalla cosiddetta missione civilizzatrice occidentale e da oltre vent’anni di “guerra al terrore”, che hanno segnato in modo irreversibile il tessuto umano e culturale dell’Afghanistan. In contrasto con la narrazione ufficiale dei governi nazionali e delle forze internazionali di “pace”, Hazara realizza installazioni che interrogano il rapporto tra parola, azione e propaganda, soffermandosi al contempo su aspetti della cultura materiale e sulle ricadute sociali e politiche generate dalla trasformazione degli oggetti d’uso comune.

13. In Takbir (2021), un giovane combattente si percuote ritmicamente il petto, mantenendo uno sguardo fisso e imperturbabile verso la telecamera. Il gesto richiama i rituali di lutto collettivo che si svolgono durante l’Ashura — commemorazione simbolica della resistenza contro l’ingiustizia. In quest’opera, Hazara riflette su come il suono plasmi la soggettività: mentre in un contesto collettivo il gesto sonoro esprime il sentire condiviso di una comunità, eseguito in solitudine diventa un atto carico di significato politico, un potenziale veicolo di contro-narrazione.
Il suono della carne che colpisce la carne si fa metafora del corpo come luogo di vulnerabilità e di resistenza. Takbir non solo rende visibile il tributo fisico imposto dall’ingiustizia, ma esplora i valori e i significati che il suono del lutto assume in una dimensione interculturale, dove lingue e appartenenze diverse si intrecciano.
Il video mette in luce la complessità del concetto di verità, soprattutto quando è calato nella dimensione affettiva dell’individuo e del popolo. In un contesto in cui le fazioni in conflitto tentano di appropriarsi a fini propagandistici di momenti profondamente intimi, Takbir cerca di restituire uno spiraglio di verità soggettiva, personale, resistente.
Antonello Gagini
Giorgio da Milano
Gioacchino Vitagliano
Dala Nasser
Francesco De Grandi
Hans Schabus
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Francesco Balsamo
Tony Cragg
Urs Lüthi
Francesco Lauretta
Aziz Hazara
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Rabin Mroué
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Adalberto Abbate
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Francesco De Grandi
Urs Lüthi
Francesco Lauretta
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Alberto Scodro
Mimmo Paladino