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Le opere

3. Francesco De Grandi (Palermo Italia 1968)
Trisma, 2016
Olio su lino | Oil on linen
60 x 45 cm
Courtesy: collezione privata

4. Francesco De Grandi (Palermo Italia 1968)
Ecce Homo, 2016
Olio su lino | Oil on linen
45 x 35 cm
Courtesy: collezione privata

5. Francesco De Grandi (Palermo Italia 1968)
Cristo Deriso, 2016
Olio su lino | Oil on linen
18 x 13 cm
Courtesy: collezione privata

19. Francesco De Grandi (Palermo Italia 1968)
Il Sogno di Placido, 2024
Olio su lino | Oil on linen
170 x 250 cm
Courtesy: l’artista, RizzutoGallery Palermo

Francesco De Grandi

Nelle sue opere Francesco De Grandi (Palermo Italia 1968) guarda ai motivi archetipici dalla storia della pittura come percorso di elevazione spirituale e scoperta intellettuale, riflettendo sulla capacità della pittura di evocare sublime e reale, tradizione e problematiche contemporanee. La sua pittura trascende la mera rappresentazione, trasformandosi in un’indagine sulla condizione umana e sui misteri dell’esistenza. Offre una interpretazione di temi universali come la natura, la spiritualità, la mitologia e la condizione umana, simboli senza tempo a cui da nuova vita nel contesto contemporaneo. La sua opera mette in evidenza una consapevolezza di come la pittura possa essere sia una pratica senza tempo, sia un mezzo vivente e in evoluzione. Pur essendo profondamente informato dallo studio della natura e del sacro, il suo lavoro è anche plasmato dai “tremori” della vita contemporanea — una consapevolezza delle complessità e contraddizioni moderne che conferiscono alla sua arte rilevanza nel mondo odierno. Per De Grandi, il sacro non è un oggetto di venerazione, ma un campo di tensione, un territorio di conflitto. Le sue figure cristologiche, i santi, i carnefici e i dannati appaiono spesso spaesati, deformati, martirizzati — icone straziate della fragilità umana e della perdita del divino. Le sue visioni, per quanto apocalittiche, non sono profezie: sono epifanie del collasso, rivelazioni di un mondo che ha smarrito il proprio centro, dove il sacro si è fatto carne arsa, scena di crudeltà.

Nel ciclo pittorico costituito da Cristo deriso, Ecce Homo e Trisma (tutte opere del 2016), Francesco De Grandi mette in scena una personale e spietata rilettura della Passione di Cristo. In questi dipinti si condensa la dinamica archetipica del capro espiatorio: l’innocente al centro di una violenza cieca e rituale.

3. Nel piccolo formato di Cristo deriso (13×18 cm), la scena è ristretta e claustrofobica: al centro, un Gesù dagli occhi chiusi subisce in silenzio la coronazione di spine da parte di due figure deformate e animalesche. I volti dei carnefici sono mostruosi, mentre la figura di Cristo, ferita ma ancora integra, emana una luce tragica.

4. Con Ecce Homo (45×35 cm), De Grandi amplia il campo visivo e ci mostra il Cristo martoriato, presentato alla folla. Lo vediamo di spalle, con le mani legate, in una postura di completa vulnerabilità. Davanti a lui, un’umanità caricaturale e grottesca si accalca con gesti teatrali, tra grida e scherni. È la messa in scena della crudeltà collettiva, della spettacolarizzazione del dolore.

5. In Trisma (60×45 cm), il martirio si consuma. La scena è infernale: crocifissi multipli si stagliano su un paesaggio incendiato, tra corpi contorti, fiamme, urla mute. Il Cristo al centro è ormai parte di una tragedia collettiva, simbolo non più solo cristico ma universale della sofferenza umana.

19. Il Sogno di Placido (2023) si distingue per un’atmosfera sospesa, insieme onirica e sacra, dominata da un cielo blu lapislazzulo trapunto di stelle. In questo paesaggio notturno, irradiato di luce interiore, due cervi — animali sacri in molte culture — occupano il centro della scena, simboli di rivelazione e fede. L’assenza della figura umana invita lo spettatore a immedesimarsi in Placido e a condividere la sua esperienza mistica.
Il dipinto si ispira alla leggenda di Sant’Eustachio, noto anche come Placido, un generale romano convertito al cristianesimo dopo la visione di un cervo recante un segno divino tra le corna. De Grandi rielabora questo tema con sensibilità contemporanea, impiegando colori saturi e luminosi per evocare un senso di mistero e trascendenza. Piante dorate e smeraldine, fiori rossi come rubini, costruiscono un paesaggio che è insieme terreno e ultraterreno.
Qui la pittura si fa strumento di esplorazione spirituale e universale. La simbologia è parte integrante del linguaggio visivo di De Grandi: elementi della tradizione si intrecciano con una visione moderna per dare vita a immagini dense di significato, capaci di suscitare una profonda contemplazione.