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Le opere

9. Francesco Balsamo (Catania, Italia 1969)
Col Mare Spina Dorsale, 2025
Arazzo | Tapestry
300 x 270 cm
Courtesy: l’artista, Collica & Partners San Gregorio (CT)

Francesco Balsamo

Francesco Balsamo (Catania, Italia 1969) è poeta e artista visivo. Utilizza principalmente il disegno come mezzo espressivo. Negli ultimi anni, tuttavia, la sua ricerca si è arricchita di una nuova dimensione attraverso l’uso del patchwork, dando vita a opere tessili che mantengono l’intensità e la profondità emotiva della sua produzione grafica, ma introducono una leggerezza inedita. Questa evoluzione offre una lettura più accessibile e meno severa, pur conservando una tensione lirica costante e una riflessione tragica sui temi trattati. Il cuore della sua poetica resta il rapporto complesso tra le criticità del nostro tempo e la sua personale sfera emotiva, che trasforma l’attualità in una visione intima e universale.

9. Nell’opera Col mare spina dorsale, la preziosità del velluto e le sue sfumature tono su tono compongono una scena subacquea avvolgente, in cui una figura appare sospesa nella corrente. Il braccio proteso suggerisce una duplice lettura: il gesto può alludere tanto a un movimento fluido, simile a una danza, quanto a una fase di esitazione tra resistenza e abbandono. Più che un semplice tentativo di salvezza, l’immobilità apparente diventa uno stato di passaggio, in cui la distinzione tra immersione ed emersione, tra coscienza e incoscienza, resta volutamente ambigua. A completare questo scenario, l’artista ha arricchito il cielo di velluto con piccole campane dorate, ma prima di cucirle al tessuto le ha rese “sorde”, colmando la loro cavità con argilla. Così, il tintinnio atteso si annulla, trasformandosi in un silenzio carico di significato: non un’assenza di suono, bensì il suono stesso del silenzio. Come se, per far vibrare davvero quel cielo, fosse necessario ammutolire una campana, quel suono non più suono si fa battito sordo e profondo, simile a quello dei fondali marini. L’oro delle campane, posato sul blu vellutato, richiama i cieli stellati degli affreschi di Giotto, infiniti e sospesi sopra figure intensamente umane. Le campane, sospese quasi come frutti appena staccati, sembrano cadere lievemente sulla figura sottostante, creando una musica di respiro sospeso: un’eternità di pausa, una morte rimandata grazie a questa sospensione del suono che diventa sospensione del tempo. Così si apre una riflessione sulla fragilità delle soglie esistenziali e sull’equilibrio instabile tra tensione vitale e smarrimento, in un contrasto continuo tra il blu che preme dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto.