Le opere
17. Adalberto Abbate
(Palermo, Italia 1975)
Aeternum, 2008
Collage fotografico su PVC
Photographic collage on PVC
260 x 200 cm
Courtesy: Spazio Rivoluzione Palermo
18. Adalberto Abbate
(Palermo, Italia 1975)
Semel Pro Semper, 2008
Bronzo e proiettile da mortaio
Bronze and mortar shell
30 x 30 x 15 cm
Courtesy: Spazio Rivoluzione Palermo
Adalberto Abbate
Un punto di forza della riflessione di Adalberto Abbate (Palermo, Italia 1975) è l’accento posto sulla duplice prospettiva da cui l’artista osserva la realtà: da un lato quella pubblica e collettiva, filtrata da un’analisi antropologico-sociale, dall’altro quella soggettiva, legata alla memoria e alla percezione individuale della verità. Questo intreccio rende il suo lavoro potente e stratificato, capace di attivare nello spettatore una riflessione che va oltre la semplice presa di posizione morale.
Molto interessante è anche la sottolineatura dell’uso dell’ironia, che in Abbate non è mai fine a sé stessa, ma è finalizzata a disinnescare la violenza della realtà, mostrandola sotto una lente grottesca, a metà tra il cinismo e la rivelazione. L’opera non denuncia soltanto: provoca, disturba, sollecita domande. È proprio questa scomodità a rendere il suo lavoro profondamente necessario nel panorama dell’arte contemporanea.
Infine, la specificità delle sue opere che non offrono una morale, ma, piuttosto, aprono “una finestra disincantata” su nuove possibilità, è particolarmente pregnante. Abbate non punta il dito: mostra. E nel mostrare, responsabilizza.

17. In Aeternum (2008) l’artista mette in luce con efficacia la tensione ambigua tra finzione e realtà che attraversa tutta la sua produzione. L’opera, costruita attraverso un collage di fotografie d’archivio, gioca sul cortocircuito tra memoria storica e artificio visivo, spingendo l’osservatore a interrogarsi sulla veridicità dell’immagine e sul senso stesso del ricordo. La scena apparentemente domestica — una vecchietta che posa orgogliosa accanto a un mobilio “celebrativo” costruito da resti bellici — assume tratti fortemente ironici e disturbanti. Il gesto di riciclare una bomba della Seconda Guerra Mondiale in un oggetto d’arredo, reso ancora più paradossale dalla presenza di un vaso pieno di fiori, suggerisce una riflessione sulla normalizzazione della violenza, sull’estetizzazione della tragedia, ma anche sulla capacità dell’essere umano di sovrapporre bellezza e orrore.
Abbate sembra qui indicare come la memoria storica venga spesso edulcorata o addomesticata, trasformata in oggetto ornamentale, svuotata del suo carico traumatico. L’opera si muove così tra il sarcasmo e la critica sottile, invitando lo spettatore a riflettere sulla fragilità del confine tra testimonianza e rimozione, tra ciò che è reale e ciò che ci raccontiamo per rendere il reale più accettabile.
18. Semel Pro Semper (2008) si presenta come un monumento alla memoria, un’opera che affronta con delicatezza e forza poetica il tema della perdita e della responsabilità generazionale. Una giovane bambina, a cavallo di un cane, sostiene un ordigno della Seconda Guerra Mondiale: un’immagine paradossale e potentemente evocativa, in cui l’innocenza dell’infanzia si confronta con il peso distruttivo della storia. Il cane, simbolo di fedeltà e protezione, accompagna la figura in un viaggio silenzioso tra vulnerabilità e resistenza, trasformandosi in emblema di un sostegno precario ma presente. La scena diventa così metafora dell’infanzia e dell’adolescenza travolte da eventi di cui non sono artefici, ma che spesso subiscono in prima linea — come nel caso della guerra — o di cui, tragicamente, possono diventare inconsapevoli protagonisti. In una società in cui è sempre più frequente perdere il senso delle cose, l’opera di Abbate restituisce al mondo giovanile uno spazio di centralità e riflessione, facendo emergere la dimensione lirica e politica del suo sguardo. Semel pro semper, “una volta per sempre”, è un invito a non dimenticare: un gesto artistico che si fa atto etico, memoria viva, resistenza poetica contro l’oblio.
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