Nome e logo ufficiale mostra Spazio Umano

Abbate Balsamo Cragg De Grandi Hazara Lauretta Lüthi Mroué Nasser Paladino Schabus Scodro

Chiesa di San Mamiliano
27 giugno 2025 | 10 gennaio 2026
Palermo, via Valverde 3

Nome e logo ufficiale mostra Spazio Umano

Lezione-concerto nº.1

Enrico Corli

La Follìa

Venerdì 19 dicembre 2025
Ore 17:30
Oratorio di Santa Cita

Spazio Umano: un dialogo visivo su identità, dignità e memoria

La mostra collettiva di Fondazione RIV che mette al centro l’essere umano attraverso lo sguardo di oltre 10 artisti contemporanei

Da una idea di
Gianluca Collica | Patrizia Monterosso

Board Progettuale
Cesare Biasini Selvaggi | Gianluca Collica
Emmanuel Lambion | Patrizia Monterosso
Alberto Salvadori

Progettazione e direzione lavori allestimento
Arch. Antonio Rizzo
Studio Analogique Architetti in Sicilia

Presidente Paolo Brodbeck

Presidente Ornella Laneri

Presidente Patrizia Monterosso

Presidente Maria Carmela Ligotti

Ideazione Grafica
Gianluca Collica | Patrizia Monterosso
Fabio Polisano

Grafica
Feedback

Relazioni con la stampa
Carla Andrea Fundarotto

Traduzioni
Bianca Claudia Alongi

Allestimento
Sinergie Group | Studio Analogique

Tecnici
Piero Domino | Paolo Fontana | Mirko Siino

Prestiti
Collezione Paolo Brodbeck
Collezione Fondazione OELLE
Collezione Museo Palazzo Milio
“La stanza della seta”
Ficarra (ME)
Collica & Partners San Gregorio (CT)
Galleria Cardrde Bologna
Kristof de Clercq Ghent (Belgio)
LAVERONICA Contemporary Art Gallery Modica (RG)
Experimenter Kolkata – Mumbai (India)
Rizzuto Gallery Palermo
Spazio Rivoluzione Palermo

Si ringrazia
S. E. Mons. Corrado Lorefice
Arcivescovo di Palermo

Mons. Giuseppe Bucaro

Salvatore Bordonali
Giuseppe Barresi | Nicole Oliveri

Davide Anello | Alessia Boschetti
Mauro Cappotto
| Manfredi Davì
Giuseppe Di Chiara
| Gabriele Marsiglia
Maria Oliveri | Canzio Marcello Orlando
Dario Pettinato
| Vittorio Piraino
Fabio Polisano
| Manuela Spalla
Andrea Valisano | Rosi Ventimiglia

Concept

I conflitti sono diversi, dai più eclatanti e rovinosi che coinvolgono popoli, a quelli affrontati nel quotidiano, meno spettacolari, ma non per questo meno tragici. Ciò che li accomuna è che alla fine non ci sono né vincitori né vinti, colpiscono chiunque e non sempre lasciano segni chiari ed evidenti, piuttosto subdolamente, generano disastri lì dove la società offre terreno fertile, perché afflitta da ignoranza, ammaliata dal consumo, e stordita, affinché tale stato possa permanere.

In mostra differenti espressioni artistiche e culturali generano uno speciale luogo di prossimità concettuale, volto alla difesa della dimensione umana. L’obiettivo è sollecitare riflessioni sulle fratture sociali e culturali, e sull’urgenza di opporre resistenza all’anestesia emotiva e alle “storture” che la nostra società impone, alterando la percezione del sé, degli altri e del mondo.
La mostra diventa così un laboratorio personale per ogni visitatore, uno spazio di riflessione sulla necessità di salvaguardare l’arte e la cultura come mezzo per costruire un futuro più umano ed empatico.

La mostra Spazio Umano propone una dimensione artistica e teorica caratterizzata da differenti espressioni creative e culturali, che generano uno speciale luogo di prossimità concettuale a difesa della dimensione umana, per sollecitare riflessioni sociali, culturali e per comunicare l’urgenza di opporre resistenza all’anestesia che le storture della nostra società generano nella percezione della nostra identità, del sé, degli altri e del mondo.
La mostra diviene, per ciascun visitatore, laboratorio di riflessione, a salvaguardia dell’arte e della cultura, che si esprimono attenzionando la fragilità del nostro futuro, sempre più configurato in una dimensione umana in bilico.
Artisti di varie culture, origini geografiche, caratterizzati da differenti espressività e tecniche artistiche che convergono nel recupero culturale, civico e spirituale di un impegno che si esprime contro il post-umano. In mostra anche opere che sono testimonianza del ruolo propulsivo dell’arte quale strumento di azione e costruzione di pace, di ricomposizione dell’identità umana nelle varie sfaccettature.
Arte, dunque, come responsabilità del recupero della salvaguardia dello spazio umano e come attivazione di percorsi inediti di incontro tra generazioni differenti di artisti e di prospettive che accendono la luce sulle lacerazioni e lo straniamento forzato generato dalle guerre.
Il luogo è una Chiesa, inequivocabile simbolo di incontro che va oltre la fisicità. Spazio privilegiato di riflessione e di testimonianza; luogo di tutti, di dialogo e di garanzia di pacifico confronto. Possibilità del recupero di una introspezione che diviene capacità di farsi carico della sofferenza altrui e riparo dalla semplificazione operata, sovente, da una percezione della realtà in cui l’uomo rischia di divenire uno scarto, un “corpo escluso o appaltato, i cui pensieri sonotradotti in onde cerebrali spiate”.
Spazio Umano è una mostra a difesa dell’impegno di artisti che hanno palesato, attraverso la propria arte, scenari di convivenza e ne hanno accettato la complessità, per porre interrogativi e soluzioni.


Nome e logo ufficiale mostra Spazio Umano
Chiesa di San Mamiliano
27 giugno 2025 | 10 gennaio 2026
Palermo, via Valverde 3

Informazioni

Da lunedì a domenica (inclusi festivi): 9.00 – 13.30 | 14.00 – 17.00
(ultimo ingresso ore 16.00)

Chiusura: tutti i martedì e il 25 dicembre

31 dicembre 2025: 9.00 – 15.00

1 gennaio 2026: 10.00 – 13.30 | 14.00 – 17.00
(ultimo ingresso ore 16.00)

Intero 8€

Ridotto 6€*
*Acquistando anche il biglietto per la visita del complesso monastico di Santa Caterina o il biglietto per la visita degli Oratori di Santa Cita e di San Domenico

Ingresso gratuito per:

  • Bambini (fino a 12 anni)
  • Docenti accompagnatori di studenti in visita didattica
  • Guide turistiche
  • Visitatori con invalidità certificata al 67% (e accompagnatore, in caso di non autosufficienza)
    I biglietti d’ingresso sono rilasciati dalla biglietteria, su presentazione di certificato di invalidità

I biglietti si possono acquistare presso il 
complesso monumentale di San Mamiliano, via Valverde 3

Dalle 10.00 alle 17.00, tutti i giorni tranne il martedì
chiama il +39 333 577 6428

info@fondazioneriv.org

I Conflitti:
tra Atrocità e Quotidianità

I conflitti hanno forme diverse: da quelli eclatanti che devastano interi popoli, a quelli silenziosi, quotidiani, meno visibili ma non meno laceranti. In tutti, non vi sono vincitori né vinti. Colpiscono chiunque, lasciando segni spesso impercettibili, insinuandosi in contesti già vulnerabili, alimentati da ignoranza, consumismo e stordimento. In questo scenario, la sofferenza diventa sistemica, perpetuata da una società che sembra anestetizzarsi per sopravvivere.

Le vittime sono ovunque: giovani e anziani, di qualsiasi etnia, forti e fragili, da nord a sud, da est a ovest. Tutti, travolti o sedotti da tecnologie sempre più pervasive, che rischiano di essere trasformate, inconsapevolmente, in strumenti di alienazione e di autodistruzione.

L’Arte come Memoria e Resistenza

Per Hazara, Mroué e Nasser, l’arte non può esimersi dal confrontarsi con la guerra, una presenza che da decenni modella le loro vite. Allo stesso modo, per Abbate, Balsamo, Cragg, De Grandi, Lauretta, Lüthi, Paladino, Scodro e Schabus – artisti europei alle prese con conflitti meno visibili, ma non meno corrosivi. 

La creatività diventa uno strumento per raccontare le tensioni silenziose e l’alienazione quotidiana del presente. Tutti, in modi diversi, raccontano la stessa ferita: quella di una Umanità che resta cieca di fronte alla propria morte etica e morale. Le opere diventano allora monito e memoria, ma anche atto di speranza. Un gesto di resistenza e compassione; un invito a comprendere e a immaginare insieme una possibile convivenza pacifica.

Gli artisti e le opere

Incontri

Dialogo nº.1

ALFREDO PIRRI

Venerdì 21 novembre 2025
Ore 18.30
Oratorio di Santa Cita

Lezione-concerto nº.1

Enrico Corli

La Follìa

Venerdì 19 dicembre 2025
Ore 17.30
Oratorio di Santa Cita

La Chiesa di San Mamiliano
Luogo di Memoria e di Rinascita

La Chiesa di San Mamiliano a Palermo, un tempo nota come Santa Zita, fa parte dell’antico complesso monastico benedettino. Bombardata durante la Seconda guerra mondiale e successivamente ricostruita, conserva ancora elementi della sua originaria magnificenza: la tribuna e l’arco di Santa Cita scolpiti dal Gagini nel 1516, il monumento funebre della famiglia Platamone (1519-27), anch’esso opera del Gagini, la Pietà di Giorgio da Milano (XV sec.), e la Cappella della Madonna del Rosario, impreziosita da commessi marmorei realizzati da Gioacchino Vitagliano all’inizio del XVIII secolo su modelli di Giacomo Serpotta.
Opere straordinarie, riscoperte e restituite alla città dopo anni di oblio, testimoniano la ricchezza inestimabile del patrimonio artistico siciliano e il complesso rapporto tra l’arte e l’agire umano, che ne determina in maniera diretta o indiretta la sorte.
San Mamiliano resta, prima di tutto, un tempio: uno spazio pensato per accogliere e unire, per avvicinare l’umanità promuovendo valori di amore, fratellanza e rispetto reciproco. Tuttavia, anche questo luogo sacro è stato violato e ferito dalla guerra, emblema della fragilità della condizione umana.

"Nel 1915 la chiesa fu chiusa al culto: divenne dapprima magazzino e poi aula di tribunale. Riconsacrata nel 1923 e riaperta al culto, fu poi semidistrutta dalle bombe sganciate nelle 3 incursioni aeree (del 22 Febbraio, del 1 Marzo e del 16 Aprile) del 1943 e divenne inagibile.
Il 22 Febbraio la prima incursione causava uno squarcio all’incrocio della navata a sud col braccio del transetto oltre alla rottura di infissi e altri danni minori. Nella seconda incursione veniva colpita in corrispondenza della navata minore dal lato del vangelo, che crollava nella massima parte causando notevoli danni conseguenti all’interno della chiesa. Nella terza incursione, per effetto di una bomba dirompente crollava un tratto della navata laterale a nord.
“L’attuale chiesa di San Mamiliano, detta anche di Santa Cita, mostrava evidenti gli squarci delle bombe del ’43. Perché alla svolta del 1950 nulla aveva occupato completamente lo spazio della polverizzata navata sinistra. E dal varco rimasto a molti affamati del tempo era stato facile portar via quanto non era stato possibile porre in salvo altrove. Ci entravano tanti ragazzini malvestiti che quando ne uscivano avevano sempre qualcosa in mano. Grossi sassi colorati o pezzi di presumibile stucco bianco. Sicchè il tempio domenicano rimase anche per chi scrive, in tanti anni da aspirante palermitani sta, il massimo esempio di una chiesa spogliata e dissacrata.”
Le funzioni religiose, vennero per molto tempo officiate nel vicino oratorio del Rosario di Santa Zita. La chiesa rimase chiusa per quasi dieci anni fino al 2 Giugno 1952, quando venne riaperta al culto e venne elevata a sede parrocchiale con il titolo di San Mamiliano, Vescovo e martire, dal Cardinale Ernesto Ruffini.

Chiesa di Santa Cita, 1943
Considerati i danneggiamenti bellici, i furti e le spoliazioni, le discutibili ricostruzioni nel periodo postbellico, appare evidente che la chiesa è oggi molto diversa da come doveva presentarsi fino al secolo scorso."

D.ssa Maria Oliveri

La Storia
L’ospedale e la primitiva chiesa, dedicata alla vergine toscana Santa Zita, furono fondati agli inizi del Trecento da un mercante di origine lucchese. Nel 1428 un erede di questi fece donazione di tutto il complesso ad un gruppo di domenicani, separatisi dal vicino convento di San Domenico. La nuova comunità completò nel 1458 il rinnovamento della costruzione precedente. Con l’inizio del Cinquecento si diffuse la consuetudine di concedere alle famiglie abbienti spazi per le sepolture all’interno dei luoghi sacri, pratica che garantiva ai religiosi rendite utili al sostentamento, alla gestione e all’abbellimento delle chiese.

Ma la vera e propria ricostruzione avvenne solo nell’ultimo quarto del XVI secolo. La nuova architettura con pianta a tre navate, su progetto dell’architetto Giuseppe Giacalone, assunse dimensioni grandiose; per la sua costruzione si acquistò e si sacrificò anche l’adiacente Chiesa dei Santissimi Quaranta Martiri della nazione pisana. Sono ancora in situ i lavori di Antonello Gagini, uno dei massimi scultori siciliani di tutti i tempi: la tribuna e l’arco del cappellone, originariamente realizzati per la chiesa precedente, decorati con le scene della vita della Santa; e ancora la tribuna e l’arco della Cappella Platamone, i monumenti funebri di Blasco Lanza, di Caterina Cardona-Platamone di Antonio Scirotta. Sono attualmente conservati nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis alcuni importanti dipinti su tavola di Vincenzo De Pavia che adornavano gli altari.

Nonostante i gravissimi danni arrecati all’edificio dall’ultima guerra, nel transetto è visibile la magnifica Cappella del Rosario destinata ad accogliere le sepolture dei confrati; le pareti decorate con marmo mischio e i Misteri Gaudiosi e Dolorosi opere di Gioacchino Vitagliano e la volta affrescata da Pietro Dell’Aquila illustra i Misteri Gloriosi; si conserva ancora la cappella del Crocifisso, concessa nel 1614 a Ottavio e Giovanna Lanza di Trabia, ai quali fu consentito di aprire una cripta, adornata con decorazioni alle pareti, con un paliotto sull’altare in marmo mischio e con una bellissima Pietà quattrocentesca recentemente attribuita a Giorgio Da Milano. La Chiesa di Santa Cita, oggi sede della parrocchia di San Mamiliano, conserva una importante pala d’altare del 1603 di Filippo Paladini raffigurante Santa Agnese da Montepulciano.